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20 febb. 11

l'11 di febbrario ci furono le manifestazioni per il 32 simo anniversario della
rivoluzione islamica in Iran in cui, secondo le fonti governative, vi
parteciparono più di 45 milioni dei 76 milioni della popolazione iraniana, a
Tehran come in tutti i capoluoghi regionali dell'Iran, che si volsero
organizzare come festeggiamenti. Queste manifesstazioni che con qualche ora di
differenza corrisposero con l'uscita di Mubarak dall'Egitto, la popolazione
iraniana appoggiò e salutò la rivolta della popolazione egiziana per cacciare il
Faraone. Tre giorni dopo, i capi dell'intrigo, Mussavi e Karrubi, e "La via
verde" via internet decisero di scendere in alcune piazze di Tehran in appoggio
alla democrazia in Egitto come in Iran. Ma in questo c'è un trucco. La
democrazia per l'Egitto è lo slogan che l'imperialismo adopera dopo che i loro
oligarchi sono arrivati a fine corsa. Eliminando gli slogan antimperialisti "La
via Verde" iraniana si mette in sintonia con i piani dell'imperialismo che sta
cercando di impossessarsi della rivolta rivoluzionaria in Egitto come in Tunisia
ed altrove nei paesi arabi con la sua democrazia e prolungarsi anche in Iran. È
logico vedere che la democrazia in Egitto non sarebbe possibile senza prima
abbattere le barriere imperialiste rappresentate dai governi oligarchici alleati
di l'Israele e dell'imperialsmo americano ed europee e che abbattimento delle
oligarchie non avenne grazie alle mire democratiche dell'imperialismo
Usa-Israele ma alle lotte permanenti ed alla rivolta rivoluzionaria delle masse
arabe ed egiziane con il contenuto antimperialista, anti dittatoriale, sociale e
morale. Questa è l'opinione anche di Hddad Adel, l'ex presidente del parlamento
iraniano, e in altri versi di Giulietto Chiesa sul sul sito che deride le
falistà di chi dice che le rivolte in Egitto fossero frutto del Twitter e del
Facbook, come volsero far credere a suo tempo anche a proposito dei disordini a
Tehran un anno e mezzo fa. E, per finire, le manifestazioni convocate da Mussavi
e da Karrubi non furono autorizzate, le forze dell'ordine non erano armate e lo
studente Jaleh fu abbattuto dal tiro diretto dei provocatori che cercavano
sangue, insieme al ferimento di 9 agenti della sicurezza e un altro passante
morto per le gravi ferite.
I funerali di Jaleh sono state prese dalla poplazione di Tehran per manifestare
nuovamente la propria rabbia contro i capi dell'intrigo controrivoluzionario
come responsabili della morte violenta di più di 30 persone tra Pasdaran, il
Basij e i giovani studenti durante le rivolte della controrivoluzione di velluto
verde iraniano, un anno e mezzo fa, chiedendo al potere giudiziario di rompere
l'omertà, l'indugio ed avviare il processo penale contro di loro. Non solo, ma
le varie organizzazioni studentesche, in testa nella lotta contro la mafia del
potere dichiararono che se la magistratura non procedesse contro lo faranno loro
come possono.
La sera dei disordini in alcune piazze di Tehran la Bbc disse che Tehran
bruciava nel fuoco. La provocazione si amplificò nei giornali tipo La Repubblica
e nei telegiornali italiani e addirittura la Contro-Radio, tanto seguito dai
giovani di protesta in Italia, disse che le due navi da guerra iraniane, dirette
verso i porti siriani, avessero attraversato il Canale di Suez senza
l'autorizzazione dell'esercito egiziano presentando l'Iran come una pericolosa
mina vagante quando proprio questi due navi, da un anno, difesero e salavrono
varie navi commerciali e petrolieri, iraniani e non, dai cosidetti pirati
somali! Si può ipotizzare che anche questo emittente democratica faccia parte
della campagna di istigazione imperialista contro i processi rivoluzionari tanto
in Iran che in Egitto ed altrove cercando di creare attriti tra i due centri di
gravità ed impedendo ogni influenza della rivoluzione strutturata iranianana nel
processo di transizione egiziana. L'iniziativa dell'Iran di mandare le navi
militari in Mediterranea è, invece, emblematico per capire i rapporti di forza
nella situazione attuale, dell'audacia dello Stato e del governo rivoluzionario
dell'Iran, e del carattere rivoluzionario di transizione in Egitto dato che,
malgrado pressioni e ricatti di Liberman israeliano e degli Stati Uniti sui
militari egiziani e le cattiverie meschine dei massmedia capitaliste europee, il
permesso fu concesso.
La guerra imperialista contro lo Stato rivoluzionario dell'Iran è evidente con
gli embarghi, con le provocazioni, con l'assasinio degli scienziati nucleari,
con il virus fatto a proposito per creare difficoltà nei siti nucleari, con
false informazioni tra quelle del Wikiliks che mettevano Iran contro la Russia e
contro i paesi del Golfo Persico, ed assassini mirati a creare conflitti etnici
fino alla mano lunga imperialista in Iran non solo con le quinte colonne e la
rete di spie ma soprattutto mediante il sostegno ed alimento a poteri occulti e
a personaggi di alto livello nelle istituzioni legati alla mafia del potere,
legislativo e giudiziario, delle finanze illecite, del contrabando, del'usura,
della rendita e dell'apparato burocratico, che dopo tanti anni di onnipotere
cominciano ad essere colpiti, disarticolati e pressati dall'alto e dal basso,
tra incudine e martello.

Quel che è successo Venerdi 18 sarà come una svolta in tutta la storia della
rivoluzione iraniana, perché non lasciano lo scampo alla magistratura di
prolungare ancora le trattative e le conciliazioni con gli ambienti dell'intrigo
controrivoluzionario puntando direttaemente contro Alìakbar Rafsanjani, i figli
Mohssen, Yasser e la figlia Faeze, tutti capi ideatori, organizzatori e
finanziatori dei disordini post elettorali dell'anno scorso. Una risoluzione
acclamata a Tehran chiese la destituzione di Hashemi Rafsanjani, come non
idoneo, dal vertice della "Corte dei Conti", l'organismo che elegge il leader
supremo religioso e che potrebbe anche destituire Alì Khamenei. Chiede la sua
destituzione come presidente anche del Consiglio delle Convenienze, un organismo
pieno di farabutti, scorie e ruggini dei passati governi, che nella lotta
attuale dei poteri si è messo al di sopra non solo dell'esecutivo ma anche della
Corte Costituzionale modificandone i meccnismi decisionali contro l'esecutivo e
contro il governo con l'intento di paralizzarne le attività. Questa volta è la
rivoluzione egiziana che viene in aiuto alle lotte delle masse iraniane che,
nelle manifestazioni di venerdì chiesero di eliminare il Faraone Rafsanjani come
fecero in Egitto in 18 giorni. Dunque, la ribellione arriva socialmente e
istituzionalmente: nel parlamento finalmente ci è stata una ribellione della
minoranza rivoluzionaria che occupò la tribuna urlando contro i capi della
controrivoluzione filo imperialista e gli intrighi che volevano, nella
confusione, attaccare il ministro degli interni come se fosse responsabile degli
scontri. Siamo a fine corsa. La magistratura sembra spaccata e i suoi due vice
intervengono più decisamente contro le forze che finora insidiarono il progresso
delle trasformazioni economiche in corso. Bisogna aspettarsi i contracolpi
cruenti dato che questi adesso si trovano sul limite dell'abisso, ma, comunque,
per loro è finito. Eliminati questi enormi ostacli ci sarà l'enorme slancio
della rivoluzione iraniana che inonderà di nuovo tutto il Medio Oriente e
l'oriente e non solo. Settimana scorsa in questi giorni Abdulla Gul, il
presidente turco, con i suoi ministri e 100 tra gl'impresari turchi sono stati a
Tehran per portare il livello degli interscambi e degl'investimenti nelle
struture produttive da 10 a 30 miliardi di dollari alla faccia delle borghesie
europee e di Israele, dimostrando di avere a che fare non con un potere
traballante ma di uno sviluppo consolidato di ristrutturazione orientato a est e
a sud del mondo.