Il mancato referendum in Grecia

5 novembre 11


il referendum greco sarebbe stato una bomba a tutti gli effetti in Europa molto più potente che quella dell'Islanda anni fa ma adesso, nella sua assenza, lavora intestino e a bomba ad orologeria dal momento che tutti sanno quali sarebbero i risultati. Si può discutere sui percentuali del NO! greco e l'immedesimarsi dell'opinione pubblica europea in essa. Il referendum si è cancellata ma l'opinione pubblica segue crescendo nella sua indignazione del fatto che le banche, le borse e i governi franco tedesco credono profondamente che il popoli dei paesi della classe B europei, i Piigs, hanno vissuto negli ultimi decenni al di sopra delle loro possibilità, si sono indebitati e adesso devono restituire tutto quello di cui hanno abusato. Sono come i malati gravi, quasi cronici, non ancora terminali, ai quali il medico premuroso non chiede l'opinione, opera e subito.

In effetti, l'asse Sarkozy-Merkel, le banche e le borse con il ricatto di sospendere gli “aiuti” si sono auto denunciati. Non è solo l'opinione del popolo libico, a 1.700.000 in piazza a Tripoli sotto i bombardamenti, quella dei siriani a milioni in Aleppo e in Damasco, o quella degli iraniani continuamente in piazza in appoggio al governo che non gli importa ma è di tutta l'opinione delle masse “patologicamente malate” che non le importa un fico secco e in Italia preferiscono a momenti il sistema presidenziale perché confà a migliorare i piani di austerità del sistema. È girato e probabilmente gira ancora l'idea della dichiarazione del fallimento, e ci mancherebbe altro perché i popoli d'Europa si buttassero da soli nel baratro, dalla padella nel pozzo. È vero che questi stati sono già falliti ma la sua dichiarazione giuridica può permettere ai grandi creditori l'appropriazione indebita dei beni delle nazioni quando la Corte Internazionale è manovrata da loro. Le dichiarazioni del fallimento è convenuto sempre ai furbi del sistema non a chi ne combatte contro. Il sistema non può apportare nessuna modifica come pretendono quelli del Pd o chi come loro, alleati della brava Merkel e del capitalismo tedesco che si era messa alla prova con la riunificazione delle due Germania. I sistemi nazionali gonfiati dall'enorme debito delle proprie burocrazie e dalla creazione delle falsi bisogni di consumo non possono dare nessuna soluzione nemmeno immediata alla situazione figurarsi quelle strutturali. Sono decenni che le capacità produttive sono soppresse e recise dall'incapacità di assorbimento dei mercati, per la caduta della domanda sociale e i vari falsi piani di riconversione. Sono decenni che la politica della Commissione a porte chiuse del parlamento europeo impone tagli alla produzione in tutti i campi per concentrarsi a competere, ma in pratica ha perso il terreno nella corsa alla globalizzazione. Malgrado tutto il sacrificio ed enorme lavoro creativo della forza lavoro nel dopo guerra e la ricostruzione del continente distratto, con il cancro delle burocrazie era impensabile concorre con i paesi emergenti come la Cina e tutto quello che ha potuto fare è stato tagliare la strada alla Cina in Libia e in Africa dopo la riconquista di Costa d'Avorio. Le distruzioni in Libia lo dicono lungo dove vogliono arrivare. Nei paesi europei della serie B non possono fare come fecero in Jugoslavia e adesso in Libia ma si, imporre un livello adeguato di vita più consono alla reale situazione della crisi del sistema. Questo fatto non si modifica e non si riforma e perciò chi fa da portavoce della politica di austerità, come quelli dei Pd, continueranno a perdere faccia tra chi ancora gli segue.

È un autofagocimento del sistema capitalista come nel sistema organico. L'autofagocimento ha le sue priorità per cui quando è allo stremo non si punge come lo scorpione e non nutre cominciando dagli organi vitali come il cuore o il cervello ma dalle riserve di grassi e muscoli prima di arrivare al fegato e via percorrendo. Il cervello del sistema non ha altra soluzione che questa, che è nel suo DNA. Il danno lo continuano a fare le direzioni delle burocrazie, istituzionali, di apparati e sindacali. Anche la polizia è in rivolta e rivendica benzina, carta e manutenzioni. Non sono loro che possano o vogliano salvare il sistema decrepito. Nemmeno il grosso del corpo militare può o vuole salvare il sistema dal crollo mentre il movimento degli indignati vanno radicalizzandosi e dovrebbero prendere la via di quelli di Wall Street e facendo appello alla classe operaia andare verso l'occupazione dei centri vitali del sistema, dei porti e le comunicazioni verso i centri di potere chiamando tutti a partecipare e a contribuire. Il referendum globale contro il sistema è già in atto e dubitarne o occuparsi dei minimi o dei ritagli, prima della guerra umanitaria e adesso del default sarebbe un danno enorme. Il capitalismo no ha distrutto la Libia per spaventare i popoli che cercano di rendersi indipendenti ma non per fermarsi là! Assolutamente no! Hanno le mani legate altrimenti sarebbero già passati oltre, in Siria, Libano, Iran in quanto al Medio Oriente, ma questo non vuol dire che non abbiano piani per ogni evenienza. Devono procedere piano in Egitto e in tutti i paesi in rivolta secondo le reazioni e le nuove possibilità con un piano di scuci e sdruci. In tanto procedere con la crisi anche dell'Opec sul prezzo del petrolio, tra 100-150 dollari secondo Chavez, 80-100 secondo il ministro iraniano di petrolio, con il ministro degli esteri iraniano in visita a Bengazi e a Tripoli. Le diplomazie continuano con il segreto ma è come voler tenere in segreto l'opinione pubblica greca perché non si è espressa attraverso il referendum. far