Processo della rivoluzione permanente in Egitto
7giugno 12
Diversi fatti indicano che un vertice di potere cerca di incanalare il processo secondo un piano prestabilito ma che l’intervento delle masse arricchisce continuamente altri fattori si arricchiscono e vanno oltre i limiti. Aver fatto partecipare Ahmad Shafiq, generale dell’aviazione e l’ex primo ministro di Mubarak come candidato e la sopresa dei suoi voti quasi quanti quello dell’unico avversario, che soscitò tante proteste, sarebbe una macchinazione per coagulare i voti su Al Morsy, dirigente dei Fratelli Mussulmani, l’organizzazione che ha già la maggioranza del parlamento egiziano. Al Morsy non è nè per interrompere le relazioni conIsraele nè annulare il patto del Camp David. È per continuare il dialogo con gli Usa per non provocare la interruzione degli auti finaziari finora ricevuti dagli Stati Uniti, considerando la pessima situazione economica egiziana dopo l’inizio della crisi. Perciò, l’uomo del nuovo equilibrio dei direttori d’orchestra non è ahmad Shafiq ma al Morsy. Lui, contingenzialando il principi islamici radicali della organizzazone fratelli mussulmani li attualizza nel senso conciliante e rimandando le prese di posizioni strategici a dopo. Sembra una copia egiziana della presa del potere di Erdogan, con la facciata islamista e moglie sotto velo dopo la messa al bando di Najmeddin Erdekan ed il suo partito islamista radicale. Questa manovra ha messo fuori concorso dirigenti come Abolfotuh e il nazionalista Hamd ibn Sabahi. Negli immagini trasmesse alla tv iraniana delle manifestazioni in Cairo si era visto striscioni con lo scritto La rivoluzione permanente! Si può ben immaginare la presenza e lo sviluppo di idee, spinte ed organizzazioni che vanno molto al di là dei piani di un cambiamento per non cambiare niente di importante. Il processo egiziano, con tutta la storia di questo paese che portò a Nasser e alle guerre con Israele e le umiliazioni subite, da una parte, e lo sviluppo di una borghesia terziaria, dell’industria del turismo e gli aiuti dell’imperialismo dall’altra, è ricchissimo di contenuti e lo si vede in tutte le interviste che si fanno con la gente, donne e uomini che ragionano senza slogan, e precisano i punti caldi e nevralgici attualizzando il processo che non può fermarsi solo a rivedere i patti con Israele e con gli Usa. Il processo già stabilito da prima di Husni Mubarak, figli e collaboratori e la liberazione di tutti loro salvo l’eregastolo a Mubarak ha gettato benzian sul fuoco della gente che ha rioccupato la piazza al Tahrir e gli adiacenti portando sulle spalle Abolfotuh, Sabahi ed altri esponenti parlamentari radicali che non accettano niente meno di rottura con Israle e il patto di Camp David, tanto per partire con la nuova constituzione. La nuova costituzione è farma dal gennaio e i vari componenti antitetici nel parlamento lo paralizzano. Perciò, non esiste nessun nuovo equilibrio in Egitto secondo il nuovo parlamento o il nuovo presidente pre eletto. I piani imperialisti di un cambiamento dall’alto qui arrivano al limite. Al Morsy sarà il nuovo presidente ma obbligato a formare una troika, sotto forma di un unico consiglio di direzione, con altri due dirigenti e le loro organizzazoni e questo consiglio sottoposta alla enorme e permenente pressione antimperialista e nazonalista e sociale delle masse che in tutti questi anno covarono sotto la cenere. Non a caso la giunta militare si è dichiarata contraria ad ogni alleanza tra Al Morsy con Abolfotuh e Sbahi vedendo Al morsy ostaggio del procsso attraverso questi altri e fuori dal proprio controllo. Per la prima volta la riunione del World Economic Forum invece che a Davos si è realizzato a Istanbul con la presenza di 80 paesi, presidenti e primi ministri di 20 paesi dove Klaus Schuab? presidente, ha proposto il sistema laico democratico (turco) come alternativa idonea per le ribellioni ed il risveglio nei paesi arabi contro i regimi dittatoriali a conferma che la eliminazione dei dittatori come Ben Ali, Husni Mubarak e Gheddafi tutti nello stesso sacco fù un piano per distruggere lo stato rivoluzionario libico ed eliminare la espansione dello Stato operaio della cina in Africa, cambiare il verice del potere in Egitto e Tunisi per passare alla eliminazione dello Stato rivoluzionario siriano con molto elementi e basi struturali e programmatici socialisti ed un appoggio di massa, che impossibilitati da un attacco diretto, lo stanno minando per imporre una soluzione, si dice, alla yemenita, con l’intervento dell’Arabia Saudita, Qatar, Turchia, la Nato ecc. Per finire, il nuovo piano di Koffi Annan che si presenterà oggi all’asemblea Onu prevede la partecipazione organica della Russia e dell’Iran offrendo delle pagliacciate come la salvaguardia degli interessi di questi due stati anche senza Assad sapendo che in questi due paesi ci sono forze miope borghesi che non vedono l’ora di svincolarsi dalla peste di Assad e guadagnare nuove prospettive in accordi economici da beccamorti. Il recente intervento di Ali Khamenei nel anniversario della morte del Imam Khomeini ha però preceduto in tempo ogni cedimento e conciliazione con l’imperilsmo. Egli, in un concetto dialettico disse che fermarsi o indugiare, in questa situazione equivarrà ad essere rigettati all’indietro enormemente. In Siria bisogna vedere se è il caso di riorganizzare le milizie territoriali dal momento che la gente indifesa è sottoposto ai massacri. Al Atassi è tra gli oppositori e molti di loro non sono d’accordo con le bande di terroriti taglia testa come facevano in Algeria. Molti si consegnano in armi, perciò gli imperialisti stanno spingendo per aprirsi la strada dell’intervento diretto cercando di neutralizare Putin, Hu e Khamenei e Suleyman libanese. Dalla riunione di Pekino è già partito il messaggio di allerta di Lavrov diretta all’assemblea dell Onu di stasera conto una Siria senza Assad.
nente in Egitto